La lavorazione di un manga 3 – L’approvazione

Ci eravamo fermati alla firma del contratto e al pagamento delle royalties, cioè del corrispettivo monetario per pubblicare un manga, infine all’arrivo del materiale per la lavorazione.
Suddetto materiale viene consegnato alle figure professionali coinvolte nella lavorazione del progetto, cioé: il traduttore, il letterista e il grafico, ma se dei primi due ci occuperemo dopo, questa volta ci concentremo sul grafico che è il responsabile della resa grafica della copertina e dei redazionali di un volume (l’adattatore grafico -SPOILER!- entrerà in scena più avanti e di solito non coincide con la figura del grafico di cui parleremo oggi).
Con i materiali forniti, di solito l’illustrazione di copertina, quella della quarta di copertina, il logo originale e qualche elemento grafico originale, il grafico deve montare la cover, il colophon (cioè, la pagina in cui si trovano tutti i riferimenti redazionali, di edizione e il copyright dell’opera originale) e gli eventuali redazionali interni. Questo lavoro può richiedere un tempo che va da un paio di giorni a una settimana.
Una volta che la cover sarà assemblata e che i redazionali interni saranno pronti, si fa un giro di correzioni e un eventuale ulteriore controllo e si rispedisce tutto all’editore giapponese per l’approvazione.
E qui ricomincia il momento delle attese e se di tanto in tanto, specie rimanendo molto fedeli al design originale, la risposta può essere positiva o relativamente veloce, non è detto che questa regola valga sempre. Nella maggior parte dei casi, gli editori giapponesi sono molto scrupolosi e attenti e quindi chiedono spesso correzioni al design. Ovviamente, tutto questo passa anche sotto gli occhi dell’autore originale e quindi c’è, come al solito, da attendere.

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Forse uno shojo manga sui Queen?

Vi riporto il caso di un manga di un’autrice amatissima al cui design Silvia Galliani (mai troppo lodata grafica) lavorò tantissimo perché quando la copertina venne mandata in approvazione, per l’editore giapponese le foglie disegnate, presenti nella cover originale, non erano abbastanza brillanti. E veramente quella volta l’illustrazione non era stata ritoccata ma “più brillante non era abbastanza” e nessuno di noi in redazione riusciva a capire cosa avesse di differente la cover italiana da quella originale che a noi risultavano identiche. Il botta e risposta, di diversi giorni (con 16 persone in redazione a controllare il lavoro, segretarie comprese!), durò a lungo fino a che non si trovò una soluzione che accontentasse i giapponesi. Ma vi assicuro che le due cover non avevano nulla di diverso a parte il titolo identico all’originale ma in caratteri latini e il logo della casa editrice.
Non abbiamo mai capito cosa vedessero gli editori originali di diverso rispetto alla loro cover ma probabilmente si trattava di un problema di tara dei colori. Molto spesso, e mi pare il caso di questo manga fosse proprio così, si comunicava in inglese, per questo è fondamentale che a comunicare con i giapponesi ci sia qualcuno che sia in grado di scrivere in giapponese nella redazione. Chiaramente, non era la favolosa Silvia a comunicare con i giapponesi, ma un altro redattore.
Un altro caso di maniacalità nella cura è quella di Naoko Takeuchi che vuole supervisionare qualunque cosa nella lavorazione di un qualunque oggetto di Sailor Moon. Spesso quando lavoravamo al Sailor Moon magazine per Giochi Preziosi rielaboravamo mille volte la grafica del giornale fino a che la Takeuchi non ne fosse soddisfatta. Ed è giusto così: ricordiamoci sempre che non stiamo parlando di qualcosa che appartiene a noi, ma all’autore originale. E si va avanti per settimane così.

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Ovviamente nello strillo in cui dicono “Favoloso Moonlight set”, c’è il mio zampino.

Il caso vuole che ci si mettano anche dei mesi tra un’approvazione e l’altra: sono coinvolte tante persone nella lavorazione di un albo. E spesso ci si deve inventare di sana pianta una nuova grafica perché gli elementi grafici originali sono di proprietà di studi grafici che non sono l’editore giapponese. Per “Ohana HoloHolo” abbiamo dovuto rivedere totalmente la grafica originale perché non si poteva usare quella dei volumi giapponesi e ovviamente abbiamo dovuto attendere l’approvazione di Shino Torino, l’autrice: senza non si poteva andare avanti.
In quel caso, la proposta grafica è piaciuta ma ci sono dei casi in cui ad un autore non va bene la grafica utilizzata, magari perché nella sua visione dell’opera non ha niente a che fare con quello che voleva comunicare.

Ricapitolando, attese infinite sono la prassi, ma mentre si attende cosa si fa? Si sta con le mani in mano? Neanche per sogno, perché ci sono contratti firmati e l’albo deve comunque uscire nei tempi prestabiliti, se nel contratto c’è un limite di tempo, quindi nel frattempo si va avanti con la traduzione del volume.
Ma questo lo vedremo nel prossimo capitolo.

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Facce da approvazione!

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