La lavorazione di un manga 4 – La traduzione

Se la parte grafica di un manga è difficile, qui entriamo in un territorio ancora più difficoltoso: la traduzione. Un lavoro ingrato, spesso sottopagato e molto difficile perché traduttori non ci si può improvvisare. Bisogna non solo conoscere la lingua ma anche la cultura di provenienza del titolo che si va a lavorare ed essere sempre aggiornati sui cambiamenti della lingua in questione.

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Come tradurre “Pasta alla puttanesca?”


Per un traduttore di manga aver vissuto il Giappone è lo strumento più utile per potersi districare nelle impervie strade e stradine della comprensione di un testo.
In questo capitolo non approfondiremo con esempi veri e propri perché presto su queste pagine troverete delle interviste a traduttori di manga che vi spiegheranno meglio di come potrei fare io questo delicato passaggio.
L’importante è che teniate a mente due cose: prima di tutto, il tempo. Non si può fare una traduzione di 190 pagine in 2 giorni, a meno che non si tratti di un manga con dei dialoghi molto semplici (ma ne esistono? Qualcuno ha detto “Gon” di Masashi Tanaka. Sfido io, è muto!) e neanche un manga per bambini come “Doraemon” è esente da questa legge. Provate a leggerlo in lingua originale e mi direte: un kodomo (manga per bambini) come Doraemon è pieno di neologismi e comunque di parole inventate che spesso da rendere in un’altra lingua sono veramente difficili.

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Non sembra facile da tradurre, no?

E questo ci porta al secondo punto.
I kanji. Non mi addentro neanche nella questione Kanji, cioè gli ideogrammi. Durante le interviste con i traduttori di manga ne parleremo. Ma bisogna veramente conoscere la lingua d’arrivo, che è l’italiano, e quella di partenza per poter fare un buon lavoro. Non è sempre così, ma è preferibile che la nazionalità del traduttore sia sempre quella della lingua d’arrivo. Ci sono eccezioni, ma la regola vuole questo.
Tradurre un volume richiede come minimo una settimana di lavoro, se siete bravi, e una conoscenza della cultura giapponese non indifferente.
Spesso è utile avere un filo diretto con l’autore giapponese, ma questo non è sempre possibile: alcuni autori sono blindati e comunque sono impegnati a lavorare alla loro opera e non possono “perdere tempo” a spiegare minuziosamente al traduttore perché hanno usato un kanji o l’altro. Bisogna leggere un testo attentamente.

download (2)Le Clamp ce lo hanno per vizio di utilizzare frasi sibilline e spesso, se la serie è in corso in Giappone durante la pubblicazione dell’edizione italiana, ci si ritrova poi a dover ritradurre tutto da capo o dover trovare giustificazioni o una spiegazione sensata per aver scelto una traduzione invece che un’altra e far quadrare tutto.

I testi di un traduttore si accompagnano sempre a un volume cartaceo o un pdf con tutte le pagine e ogni singolo balloon e onomatopea numerata, per facilitare il compito dell’adattatore e di tutte le figure professionali che verranno dopo di lui nella filiera produttiva.Insomma, la traduzione di un manga non è semplice come non lo è l’adattamento. E lo vedremo a breve.

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