La lavorazione di un manga 5 – L’adattamento

Una volta che l’albo è tradotto si passa all’adattamento o localizzazione, cioè la resa dei dialoghi e delle situazioni per il pubblico di arrivo.
Questo compito spetta all’editor o adattatore testi. Fra i nomi più celebri (e più in gamba!) abbiamo Elena Zanzi di Planet manga che per me è la dea degli adattamenti.
Io stesso ho lavorato per anni come editor in Star comics, Kappa edizioni e in un paio di occasioni in Panini e ho letteralmente toppato alcune volte, pur conoscendo il giapponese e le opere che mi venivano affidate alla stragrande. Altre volte, il mio lavoro ha sensibilmente migliorato la resa di arrivo dell’opera ma si tratta di un compito difficile in cui perdersi per strada, se non si sta sufficientemente attenti o se si lavora a ritmi forsennati, può veramente rovinare un fumetto.

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Santa protettrice!


Ma andiamo con ordine, quello che vi presenterò è il mio metodo di lavoro, ma può cambiare da editor a editor e non è una regola fissa. Servirà a farvi capire almeno un po’ come si affronta la localizzazione di un’opera.
Una volta che il traduttore ha concluso il suo lavoro, tutto passa all’editor a cui spetta il compito di rendere coerente, dove ce ne fosse bisogno, il tutto. Quindi, un editor crea un file in cui sono presenti tutti i personaggi e la traslitterazione di ogni nome se si tratta di personaggi che hanno dei nomi occidentali (vi ricordate il famoso caso di Vald/Bald in Crimson Spell?), le frasi tipiche, quando è comparso l’ultima volta etc. Decidendo esattamente come verranno resi i dialoghi e i personaggi.
In alcuni casi, quando è possibile, si crea una sorta di team di lavoro con il traduttore e ci si scambiano pareri, impressioni e idee sulla resa dell’opera. Ma come abbiamo visto in altri casi, non sempre è possibile. La sinergia traduttore/adattatore, però, ha una resa veramente superiore nel risultato finale.
Il lavoro di un editor porta via circa 2 giorni, tra creazioni di file, scambi con i traduttori (e spesso alcuni traduttori abitano in Giappone, la differenza d’orario rallenterà la lavorazione, per forza di cose), il cambio di idee migliaia di volte su un termine (io mi svegliavo la notte in preda alla follia per cambiare un termine su cui mi era improvvisamente venuta l’illuminazione!) e la rilettura due o tre volte di un testo, spesso a voce alta, per vedere se fila, facendosi prendere per pazzi dai vicini. Vi assicuro che rileggere a voce alta i dialoghi di “Le situazioni di lui e lei” in pieno pomeriggio ha avuto più conseguenze che se fossi comparso nudo in mezzo al pianerottolo.

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Ma, e ve lo dico col cuore in mano, questo è il mestiere più bello del mondo. Perché adattare un testo, con amore, conoscendo la materia e dando voce ai personaggi che ami, può essere un sogno. Io ho iniziato con gli ultimi tre numeri dei “Cavalieri dello zodiaco” di Star comics, la versione in 28 volumi, e non mi sembrava vero di star mettendo mano al fumetto dei miei sogni. Essere un editor, che si occupa anche di scrivere i riassunti di una serie, i redazionali di introduzione e qualche volta gli articoli di approfondimento, vi assicuro che non ha prezzo.
Chiaro che, nonostante il mio fangirlismo, si può scivolare (se così si può dire. Cit.) e io di scivoloni ne ho fatti svariati: per ogni adattamento fatto con amore, ci sarà un titolo che ti sfuggirà di mano: è la regola. Per colpa tua, del traduttore o della fretta di dover consegnare un lavoro. Quello che Moyoco Anno vi ha raccontato in “Hataraki man” è la pura verità: si lavora a una velocità disarmante, gli esaurimenti sono dietro l’angolo e i grandi errori si fanno. Sempre.
Me ne ricordo molto bene uno: sul volume “Izumi Matsumoto world” di Star comics. Lavorare quel volume mi era piaciuto un sacco, ma dovevo consegnarlo nel giro di 8 ore. Ovviamente, lo dovevo lavorare la notte. Avevo cominciato benissimo e rileggendolo mi sembrava tutto a posto: scorreva, anche se c’era qualcosa che non mi tornava. Al dodicesimo caffè, e alla terza rilettura, però ero soddisfatto. Pensavo soltanto che avevo dato voce ai personaggi di “Orange road”. Alle 6 del mattino, prima di andare a dormire, invio il file in redazione.
Qualche giorno dopo, Rossella Carbotti, la mitica proofreader ed editor di tanti e tanti manga, mi tirò le orecchie: avevo fatto un errore d’italiano cosmico. Io, che criticavo tutto e tutti e pretendevo di correggere gli albi degli altri, mi ero fatto sfuggire, anzi avevo utilizzato, un termine totalmente errato che avrebbe cambiato il senso del volume. Per fortuna quell’errore non andò mai in stampa e venne cambiato in fase di proofreading.

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Morale della favola: lavorate senza stressarvi, quando siete lucidi, fare l’editor richiede molta attenzione e da voi può dipendere l’intera esperienza di lettura del fruitore finale, avete una grande responsabilità. Per questo è importante mettere da parte il proprio ego nel momento in cui si adatta un’opera. Inevitabilmente in quel lavoro ci sarà qualcosa di tuo, ma è importante pensare al pubblico e a come potrebbe perdere il filo se utilizzate frasi non chiare o che rientrano nel vostro background ma non hanno nulla a che vedere col mondo esterno.

Una volta completato l’adattamento si passa alla fase del lettering. E con i manga, si sa, sono gioie e dolori. Sempre.

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