La lavorazione di un manga 6 – Il lettering

Il lettering: gioia e delizia.
Cos’è il lettering? Semplicemente l’arte di riempire armoniosamente le nuvolette dei fumetti di parole. Il che, con i manga, può significare scendere a patti col demonio o svegliarsi per sempre la notte urlando che il testo nel ballon a pagina 35 del sesto volume de “Il giocattolo dei bambini” potevi inserirlo più a sinistra. E il ballon sarà uno di quelli che magari in stampa verrà tagliato e non si leggeranno le parole e tu ti maledirai per sempre. Scherzi a parte (mica tanto!), letterare un fumetto può essere veramente una gioia infinita.

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Letterando “The heartbeat crash” di Paolo Zeccardo


Ma da dove si parte? Intanto, dovete saper utilizzare i programmi di impaginazione: all’inizio dell’era digitale dei manga (fino ai primi anni 2000 si faceva tutto a mano! Ma magari ve lo racconto un’altra volta) si usava Pagemaker, presto sostituito da Quark che infine, almeno per noi, venne a sua volta scavalcato dall’impareggiabile Indesign. Ora, qualsiasi programma di impaginazione utilizziate, bisogna stare molto attenti alla posizione delle pagine, perché un errore di un millimetro potrebbe far tagliare un balloon in fase di stampa e inficiare la comprensione di un testo a causa della mancanza di alcune lettere o del ballon intero.
La seconda cosa che vi serve è sapere usare Photoshop o un altro programma di ritocco immagini: perché se adesso le tavole di un manga ci arrivano spesso già pulite o con i livelli da poter nascondere o eliminare, se le opere a cui state lavorando risalgono a prima del 2008, spesso vi ritroverete a scansionare i volumi originali e a dover pulire ogni balloon dal testo giapponese, un lavoro in molti casi di un pesante per gli occhi che se ci penso divento cieco retroattivamente.
Senza contare che se siete appassionati di manga, squartare un volume per scansionarlo può essere veramente traumatico.
Il lettering è un lavoro che richiede concentrazione e non entrerò troppo nei dettagli, ma vi assicuro che tra creare il file con le specifiche che vi saranno state date, impaginare le tavole, inserire caselle vuote in ogni nuvoletta, incollarvi il testo e dargli una forma leggibile, e la particolare forma dei balloon dei manga, adatta alla lingua originale ma spesso poco performante per una lingua come l’italiano, può portar via molto tempo per stare ben attenti agli a capo e alla sillabazione, rimpicciolire o ingrandire a seconda del ballon… bè… il vostro lavoro in alcuni casi prenderà più di 8/10 ore se non una giornata o due.
Una delle regole del lettering è: non andare mai a capo se non in casi estremi. Bene, sappiate che con i manga i casi estremi li trovate ad ogni pagina, proprio per la conformazione verticale e non orizzontale dei baloon.
Nei miei 20 anni da letterista tra Kappa, Star comics, Dynit, Gp publishing, Ronin manga, Comma 22, Jpop, Panini, Renbooks e Senseibooks, ho veramente passato tanto tempo a letterare, anche se nel mio caso i tempi si accorciavano tanto quando ero io a fare sia da editor che da letterista, perché editavo il testo e lo mettevo nei ballon e se non c’entrava lo rieditavo ancora mantenendo il senso che volevo comunicare.

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Il fumetto uccide – Smetti subito

Non è facile letterare un manga, ma può dare molte soddisfazioni. Tra i manga che ho letterato in vita mia, il più facile di tutti è stato “Parfait tic”. Ogni volta che dovevo letterare “Parfait tic” mi sentivo in vacanza: dialoghi nella media, balloon di dimensioni enormi su cui bastava solo mettere il testo. “Parfait tic” era il mio paradiso. In 6 ore era pronto.
I manga più difficili da letterare, anche se li ho amati, sono stati: la prima edizione de “Il giocattolo dei bambini” (che necessitava a questo punto di una nuova edizione di grande formato. Tanti testi non si leggevano da quanto i balloon erano microscopici), “G.T.O.” (stesso problema), “Detective Conan” (quanto parlano in quel manga?) e “Keroro”.
Se degli altri mi piaceva occuparmi, “Keroro” era una rogna veramente grossa per tutta la redazione: era pieno di battute, tutte da rileggere, tagliare qualcosa nei balloon più piccoli spesso era impossibile, non avete idea di quante notti insonni ci abbia fatto passare Keroro. Insomma, io quel manga volevo solo leggerlo per quanto era bello e invece l’inno della redazione era “Amici non ne ho” di Loredana Berté in cui intonavamo: “Con la foto di Keroro, vado a letto la mattina, incazzata come prima!”. Eppure, il manga di Keroro è uno dei miei preferiti. Da quando non ci metto più mano.

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“Con la foto di Keroro, vado a letto la mattina, incazzata come prima!”

Ma in ogni caso sto divagando! Torniamo a noi: contemporaneamente al lettering viene realizzato l’adattamento grafico. E che è, direte voi? Ve lo racconto nel prossimo post!

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